lunedì 31 marzo 2008

Concerto Dibattito Generazione Democratica

GENERAZIONE DEMOCRATICA,
il Comitato Promotore della Giovanile del Partito Democratico dei Monti Prenestini (Cave, Gallicano, Genazzano, Palestrina)

presenta

l'incontro sulla scuola

con l'Assessore Provinciale Daniela MONTEFORTE
e il candidato del PD al Consiglio Provinciale Massimiliano DOLCE

e a seguire....

CONCERTO CON BUFFET E BIRRA GRATIS ; )


martedì 10 aprile 2007

Obiettivo 3: costruiamoci il nostro futuro, oggi!, ovvero il consiglio dei giovani

Molto spesso si sente dire che i giovani sono il domani, sono il futuro, sono la risorsa fondamentale per l'avvenire della società. Troppo spesso, però, questo è semplicemente un modo di dire, vigliaccamente, che i giovani non devono mettere bocca nelle faccende dell'oggi, devono restarsene buoni buoni in attesa che il fantomatico futuro diventi presente, quando saranno a loro volta vecchi, probabilmente, come se la società di domani, la sua evoluzione, non dipendesse dalle scelte di oggi. Noi non siamo in alcun modo disposti ad accettare una cosa del genere, ed è per questo che chiediamo, entro il 2009, la costituzione del consiglio dei giovani, cioè un organo democratico di rappresentanza in grado di permettere: 1) la partecipazione dei giovani, a partire dai 15 anni, alla vita politica ed amministrativa locale, 2) l'espressione del punto di vista e delle proposte delle nuove generazioni sulle questioni che riguardano il nostro territorio, 3) il controllo dei ragazzi e delle ragazze sulla realizzazione degli interventi in materia di politiche giovanili. Perchè i giovani non sono delle piante ornamentali, belle da vedere ma inutili per il resto, ne' sono dei surgelati, da sfornare in un domani indefinito, ne' sono un problema, da gestire alla meno peggio nell'attesa che invecchino. Sono una risorsa, sono un vulcano di idee innovative, sanno leggere la realtà di oggi con gli occhi di oggi, superando i vecchi schemi di ieri, in maniera spesso più efficace e moderna. Noi non vogliamo specare tutto ciò, e la comunità avrà solo benefici, dando ascolto alla sua parte più vitale e dinamica.

Priorità 2: entro il 2009

venerdì 6 aprile 2007

Obiettivo 2: occhio ai volatili, ovvero l'educazione sessuale

Se sei vergine non ti puoi prendere l'aids, se non si eiacula mentre si è dentro non c'è rischio di rimanere incinta, se si usa la pillola non si possono prendere le malattie, con i rapporti anali non c'è alcun rischio di gravidanza, dall'aspetto non mi sembri malato di AIDS. Queste sono alcune tra le bufale più grosse che si sentono dire in giro sul sesso. Qualcuno magari ha anche sorriso sotto i baffi leggendole. Noi non ci abbiamo trovato niente di divertente, perchè c'è poco da ridere a ritrovarsi ragazzo o ragazza madre, magari a 13/14 anni, c'è poco da ridere a scoprirsi sieropositivo, c'è poco da ridere a sentirsi diagnosticare un tumore al collo dell'utero causato dal papilloma virus. Ci preoccupano le conseguenze di simili situazioni sui ragazzi, proviamo pena nell'immedesimarci nei loro genitori, e proviamo rabbia all'idea che una persona possa rischiare di bruciarsi la vita per una cretinata, solo perchè nessuno spiega come stanno le cose, come se il sesso non lo praticasse nessuno. Noi non ci stiamo, non ci stiamo all'idea che del sesso (che pratica anche chi ha giurato di non farlo) non si possa parlare. La vita delle persone, per noi, non è un prezzo equo da pagare sull'altare del perbenismo. Che i bigotti si infurino pure, se ciò è il prezzo che noi dobbiamo pagare per riscattarle, quelle vite. E' un impegno solenne, un impegno sottoscritto dalle istituzioni nella Costituzione, ed è in forza di quel diritto alla salute che noi, con estrema urgenza, chiediamo al Comune tutto, ed in particolar modo all'assessore alle politiche giovanili, di promuovere in ogni contesto possibile, a cominciare dalle scuole di ogni ordine e grado, l'organizzazione di corsi di educazione sessuale, mediante personale qualificato, e la valorizzazione e la pubblicizazione dell'opera importantissima dei consultori.


Priorità 1: entro l'anno

Obiettivo 1: l'ombelico del mondo, ovvero la biblioteca multimediale

Sentire dei giovani chiedere una biblioteca può sembrare strano, e ancor più strano sembra vederselo piazzato al primo posto di un elenco di proposte sulle politiche giovanili. Voglio dire, la biblioteca sembra un posto per gente con i pantaloni bracaloni, gli occhiali a fondo di bottiglia e la vita sociale di un fermacarte, un posto buono per annoiarsi, non un posto dove socializzare e divertirsi. Poi uno va a Roma, o anche solo a Frascati, e vede la biblioteca piena di giovani... li avranno mica drogati? Saranno stati attirati là dentro con la scusa che c'era Scamarcio per poi finire chiusi sotto chiave? La risposta, in realtà, è assai più semplice. Là dentro non c'è solo qualche scaffale di libri vecchi e impolverati, che come li tocchi esplodono in una nuvola di muffa. Là dentro ci sono libri recenti, romanzi, riviste di ogni tipo, ma soprattutto ci sono connessioni internet, cd e dvd, musica e film che la gente può prendere in prestito liberamente. Chi ci lavora non si limita ad aprire e chiudere la porta, ma organizza eventi, incontri, dibattiti, presentazioni con gli autori... insomma, fa vivere la biblioteca, la fa diventare un luogo movimentato e dinamico.Ecco perchè noi poniamo al primo punto la biblioteca, ed ecco come vogliamo che sia. Non un loculo smorto che al confronto il cimitero sembra la riviera romagnola, ma un posto dinamico, un vero e proprio incubatore culturale sperimentale, vivo, che organizzi corsi sulle più disparate questioni, come la scrittura creativa, l'informatica, la poesia, il teatro, la multiculturalità, che dia spazio alle idee di chiunque abbia voglia di mettersi in gioco. Ci sembra un obiettivo importante, e chiediamo in proposito un impegno forte, da parte di tutti coloro che non si rassegnano ad una Palestrina ridotta a città dormitorio e soprattutto del Comune, in modo da raggiungere questo obiettivo entro la fine del 2007.

Priorità 1: entro l'anno

martedì 3 aprile 2007

Palestrina città futura: le proposte della Sinistra Giovanile per lo sviluppo cittadino

Noi pensiamo che la democrazia, intesa come governo di una comunità che si autoamministra, non possa fare a meno di una forte partecipazione, proprio perchè sarebbe contraddittorio pensare, in democrazia, a delle "stanze dei bottoni" chiuse, nascoste, inaccessibili, quando dovrebbero essere "agora", piazza, portico, spazio aperto, trasparente, inclusivo, in cui tutti i cittadini possono dare un'occhiata e far sentire la propria opinione. Tutto questo, come sappiamo, è difficile da ottenere, soprattutto nelle comunità numerose, ed è per questo che spetta (o almeno spetterebbe) ai partiti il compito di fare da tramite tra istituzioni e cittadini, di essere una sorta di interfono, o di megafono, a servizio di quelle persone che, come singoli, avrebbero difficoltà a far sentire la propria voce, a sollevare domande, ad esprimere i propri disagi, a proporre soluzioni e, in generale, ad intervenire nella vita pubblica, che come bene comune è affidato alla cura di tutti. Questo è il modo in cui pensiamo la politica in generale ed il partito in particolare, come strumento di servizio, come punto di ascolto e di condivisione di idee. E cominciamo subito a farlo ; )
Nei prossimi post, infatti, metteremo on line le nostre proposte per l'assessore Vittorio Perin, che ha la delega per le politiche culturali e giovanili, in modo da poterle discutere pubblicamente qui, prima di realizzare il documento definitivo per l'assessore. Fateci sapere quello che ne pensate, se vi sembrano buone, se non vi suonano bene, diteci come potremmo migliorarle e completarle, proponeteci le vostre idee ed i punti che, secondo voi, andrebber aggiunti. Cominciamo a disegnare Palestrima come vorremmo che fosse, cominciamo a discutere sulla nostra città futura.


Hasta luego,


Simone Buratti
segretario Sg Palestrina

lunedì 2 aprile 2007

Largo ai giovani: eletto il nuovo segretario Ds (VENTISETTENNE) dei Castelli

eletto il nuovo Segretario della Federazione Ds Castelli: Marco Guglielmo. "Largo ad una nuova generazione, unità interna e partecipazione per portare il nostro patrimonio di valori verso il Partito Democratico"
tratto da DsCastelli.it

E' stato eletto con l'89,9% dei consensi Marco Guglielmo come nuovo Segretario della Federazione DS Castelli. 290 delegati da 44 Comuni del territorio di una Federazione, la seconda per grandezza nel Lazio, che va dai Castelli Romani al litorale, dai Monti Lepini a San Cesareo, hanno eletto uno dei più giovani Segretari di Federazione d'Italia, a riprova che il percorso verso il nuovo Partito Democratico nasce sotto l'egida del rinnovamento generazionale spesso auspicato dallo stesso Fassino.Ventisette anni, di Albano ed ex segretario della Sinistra Giovanile dei Castelli, Guglielmo dopo la sua elezione, ha sottolineato come il primo impegno al centro dell‚agenda politica sarà il territorio. Quattro le parole d'ordine da cui iniziare: qualità della vita e del territorio, legalità, diritti, solidarietà. «Il nostro primo impegno - afferma il neo Segretario - sarà quello di vincere la sfida delle prossime elezioni amministrative ed una conferenza programmatica che coinvolga tutto il Partito, che contribuisca a rendere sempre più efficace il governo alla Provincia di Roma».La tre giorni congressuale, che si è svolta dal 29 al 31 marzo, ha visto la partecipazione degli esponenti Ds della Federazione Castelli e molti del Regionale: il Sen. Massimo Brutti, l'On. Antonio Rugghia, il Consigliere Regionale Carlo Umberto Ponzo, il neo presidente del Parco dei Castelli, Gianluigi Peduto, gli assessori provinciali Vincenzo Vita e Amalia Colaceci, i sindaci di Genzano, Enzo Ercolani, di Ciampino, Walter Perandini, di Lanuvio, Rossano De Santis, di Segni, Renato Cacciotti, di Castelgandolfo, Maurizio Colacchi, di Colonna, Gaetano Bartoli e di Montelanico, Simone Temofonte.A portare il loro saluto alla platea congressuale, anche la segretaria Cgil Pomezia-Castelli Ivana Galli e vari rappresentanti delle forze di centrosinistra del territorio.Oltre all'elezione del Segretario, sono stati eletti i nuovi organi dirigenti della Federazione Castelli e i delegati al Congresso Regionale.

mercoledì 28 marzo 2007

La sinistra e l'uso della forza. Uno spunto di dibattito - parte 1

Questa settimana, per ben due volte e per motivi in parte coincidenti, il tema dell'impegno militare italiano è venuto alla ribalta della cronaca, con particolare riferimento alla presenza di un nostro contingente in Afghanistan, con il voto parlamentare al rifinanziamento di tutte le nostre missioni all'estero e con la contestazione del Presidente della Camera Bertinotti alla Sapienza. I motivi, come ho detto, sono a mio avviso solo in parte coicidenti. Il voto parlamentare, come anche si evince dai commenti sui quotidiani (vedi, ad esempio, il post precedente), ha scontato, al Senato, la subordinazione di una parte delle destre a calcoli di mero tatticismo: in buona sostanza, il tentativo (fallito) di spallata al Governo. Sarà ora compito di chi ha optato per questa scelta, in primo luogo Berlusconi, spiegare al popolo italiano in generale, ed all'elettorato di destra in particolare, le ragioni del loro voto schizzofrenico (sì alla Camera, astensione - che equivale al no - al Senato), che qualora avesse ottenuto il risultato da loro sperato (la bocciatura del rifinanziamento) , avrebbe comportato la fine di tutte le missioni di pace italiane e il crollo definitivo del ruolo italiano (tanto quello attuale, tanto quello agognato, su cui sta lavorando, e non da poco, la nostra diplomazia) nello scenario internazionale, con buona pace del tanto decantato amor patrio.
La questione che, tuttavia, mi sta maggiormente a cuore, è l'altra, la contestazione a Bertinotti. Credo sia giusto iniziare, a scanso di equivoci, e per permettere a chi legge di contestualizzare meglio le mie parole, chiarendo che le mie idee sul leader di Rifondazione sono tutt'altro che tenere. Tra le tante, considero un errore grave aver cavalcato l'onda movimentista, soprattutto quell'area per il pacifismo, che non è pace ma è "pace senza se e senza ma", e che già nei simboli, molto spesso, si contraddice (e penso soprattutto a chi marcia per il pacifismo con le effigi di un famoso argentino che, per quanto idealista, era indiscutibilmente un guerrigliero). Nonostante queste (e molte altre) perplessità che mi suscita il pensiero dell'uomo simbolo dei vetero-comunisti (e di molti esponenti dell'area massimalista), non ho provato alcun piacere nel vedere confermata, con la contestazione, l'idea che chi cavalca la tigre dell'estremismo e dell'opposizione irrazionale, rischia, appena scende, di venire sbranato. Non ho provato alcun piacere perchè c'è ben poco da rallegrarsi nel vedere che a sinistra, anche tra i giovani, e cioè tra coloro che dovrebbero essere intellettualmente più dinamici e meno disposti ad incatenarsi acriticamente al preconcetto ed alle visioni ideologiche del mondo, vive e prospera, in primo luogo, l'intolleranza e la logica squadrista della contrapposizione amico/nemico (o guelfi/ghibellini, se vogliamo provocatoriamente chiederci da quanto va avanti la faccenda), nonché una visione molto semplicistica e passionale, se vogliamo (e qualcuno una volta disse: chi non lo è da giovane non ha cuore, chi lo rimane da adulto non ha cervello), delle dinamiche di un mondo che tutto è tranne che semplice. Temo che una cosa del genere sia sbagliata da almeno due punti di vista, uno puramente logico, l'altro etico.
Dal punto di vista logico, infatti, mi sembra che il mondo, come dicevo, sia estremamente complesso e variegato, le cui forze e le cui dinamiche sono spesso strettamente collegate, e mi pare impossibile banalizzarlo in una semplice dicotomia, come quella bene/male (frequente nel pensiero occidentale fin dalla Grecia, passando per il Cattolicesimo, per finire a costituire la base del Marxismo - dicotomia capitale/lavoro), senza trascurare degli aspetti essenziali e senza adottare una visione "statica" dei fenomeni che ci circondano. Provo a spiegarmi meglio. Quando dico visione "statica", immagino qualcosa di molto simile allo studio di una foto o di un disegno. Immaginiamo, tanto per fare un esempio, di avere davanti un puzzle con il disegno della torre Eiffel. Se noi a quel puzzle gli togliessimo i pezzi che corrispondono ai piloni di appoggio, e magari li aggiungessimo alla cima per farne una struttura più alta, non succederebbe nulla, la torre non si sposterebbe di un millimetro, la torre non ne risentirebbe, la struttura rimarrebbe senza problemi dove l'abbiamo lasciata, sospesa nel vuoto. Perchè? Perchè è un'immagine, una rappresentazione statica della realtà. Nessuno sarebbe così pazzo da ipotizzare un'operazione del genere nella realtà, cioè nell'ambiente dinamico, perchè anche i bambini sanno che effetti catastrofici si avrebbero, anche i bambini sanno (o almeno intuiscono) che nella realtà si deve fare i conti con elementi (ad esempio le leggi della fisica) che in una concezione statica, in una foto, in una rappresentazione della realtà (e dunque non nella realtà "vera", ma in una finzione), si possono tranquillamente trascurare. Nella vita reale no. Nella vita reale, come in una partita di Shangai, come muovi un pezzo rischi di muovere tutti gli altri, ed in una partita con un numero infinito di stecchette e impossibile, praticamente e, soprattutto, teoricamente, capire tutte le innumerevoli conseguenze dell'azione. Tutta questa premessa (tanto lunga quanto, immagino, pallosa) è utile (almeno me lo auguro ; )) per parlare del tema centrale: guerra e pace. I pacifisti "senza se e senza ma" dicono che è contraddittorio ricercare la pace attraverso la forza militare. Come a dire che la pace è l'opposto della forza. Ma è veramente così? A mio avviso, no. Temo che questo ragionamento sconti degli errori di valutazione di fondo, dovuti anche al lungo e solido periodo di pace di cui noi europei godiamo (grazie al coraggio e alla lungimiranza dei padri fondatori del progetto europeo) dalla fine della seconda guerra mondiale e che forse ci ha portato a darla per scontata, a ritenerne certi, assodati e inossidabili i presupposti, i rapporti di forza che la sostengono. Perchè è proprio la forza a garantire la pace, o per meglio dire è l'imposizione di una unica modalità pacifica di risoluzione delle controversie. Sembra una contraddizione, ma se ci fermiamo un secondo a riflettere ci possiamo rendere conto che è così, che la forza c'è, è presente sempre, è connaturata alla stessa convivenza civile, anche se noi abbiamo l'immensa fortuna ed il privilegio di poterla mettere un po' sullo sfondo, di non doverla percepire e vedere costantemente. E dove sarebbe nascosta, qualcuno si può chiedere, questa forza che sorregge e permette la convivenza pacifica? In realtà, è su tutti i giornali e sulla bocca di molte personalità pubbliche, che ogni giorno si impegnano o ne chiedono in misura maggiore. E' la certezza del diritto. Il diritto, lo vediamo tutti ogni giorno, è lettera morta se non c'è nessuno che lo "fa rispettare". E che significa farlo rispettare, se non imporlo, anche con la forza, se necessario? E chi è chiamato a farlo, se non per prime le forze (e sottolineo forze) dell'ordine? Qualcuno forse si meraviglierebbe se un carabiniere o un poliziotto sventasse, che ne so, uno stupro con la forza? Qualcuno può legittimamente pretendere che, davanti alla criminalità organizzata, le forze dell'ordine dovrebbero andare disarmate, convicendo a parole i boss che stanno provocando del male a persone innocenti, invitandoli a redimersi? E se un criminale mettesse a rischio la vita di qualcuno, che pensa che le forze dell'ordine dovrebbero lasciarlo fare, permettergli di nuocere all'altro, solo perchè non potrebbero impedirglielo senza usargli violenza?
La verità, mi sembra, è che la forza non è scomparsa dalle nostre società "in pace" solo perchè non ci capita di vedere le sparatorie passeggiando normalmente per le strade, o perchè non assistiamo ad arrestri arbitrari, o alle deportazioni. Molto più semplicemente, nelle nostre società la forza è stata sottoposta a dei vincoli stringenti, primo tra tutti il rispetto della proporzionalità, il che significa che sarebbe inammissibile, per esempio, condannare a morte una persona perchè viaggiava in autobus senza biglietto, come è inammissibile, fin dal codice civile (scritto sotto il fascismo, tra l'altro), che il danneggiato possa chiedere al danneggiatore più di quanto non serva per riparare il danno subito e riportare la situazione a come sarebbe realisticamente stata se non fosse intervenuto il danno stesso. E dunque, alla luce di quanto detto, il problema non cessa di essere il "se" è legittimo l'uso della forza, e non diventa il "come", in che condizioni e secondo quali procedure è legittimo?


Simone Buratti
segretario Sg Palestrina